Monastero di San Benedetto

Chiesa inferiore

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Tra il 1244 e il 1276, l'abate Enrico ristrutturò il Sacro Speco, come si legge nel Chronicon, trasformandone completamente l'aspetto. A questo periodo risale la creazione del vasto piano della Chiesa Inferiore, un ampio spazio rettangolare, diviso in tre vani, coperti da volte a crociera, uno rettangolare e due quadrati. Alterò profondamente l'interno dello Speco l'inserimento della pianta "ad quadratum", bernardina, che i Cistercensi, in quel tempo, andavano diffondendo in Europa e presente nel Lazio a Fossanova e a Casamari.

L'accesso alla Chiesa Inferiore avviene oggi dal transetto della Chiesa Superiore tramite una scala, a sinistra della quale (sulla parete settentrionale) sta un affresco di matrice bizantina, che raffigura il testo della bolla del 4 Luglio 1202, con la quale il papa Innocenzo III concedeva speciali favori ai monaci residenti nello Speco. Nell'affresco tale testo è sorretto a destra dallo stesso Innocenzo III e, a sinistra, da San Benedetto, che è seduto, e che, inginocchio davanti a lui, ha l'abate Romano. Sia Innocenzo III che l'abate Romano hanno l'aureola quadrata, ad indicare che erano ancora in vita nel momento in cui fu fatto il dipinto e poiché morirono entrambi nel 1216, tale fatto è significativo per le opere di ristrutturazione che lo Speco subì in quegli anni.

Successivamente il Conxolus affrescò, sopra il testo della bolla, un altro Innocenzo III, con piviale rosso, pallio e tiara ad una sola corona e ricoprì l'affresco con una pittura, ancora conservata, che raffigura San Benedetto. Di questo artista non si sa molto: probabilmente era romano e a lui, e ai suoi Aiuti si attribuisce la maggior parte degli affreschi della Chiesa Inferiore, nei quali, come disse F. Hermanin, è evidente che "guardò la vita e la prese direttamente a modello". Nell'absidina, vicino al bellissimo affresco della "Madonna con Bambino tra due Angeli", su fondo azzurro, ci ha lasciato il suo nome; si legge, infatti: "Magister Conxolus pinxit hoc opus".

L'immagine, stesa sulla superficie concava, produce effetti ottici notevoli, perché sembra che si muova con colui che la guarda. Tale fenomeno, dai critici non sempre giudicato positivamente, risulta, invece, nuovo ed estroso, anche perché le eventuali tecniche correttive non avrebbero risolto dalla radice il problema. L'ispirazione dell'artista è di origine bizantina, poiché il trono suggerisce la descrizione della Madonna come Madre della Chiesa, ma l'opera nella sua realizzazione è cosmatesca e tardo duecentesca, avvicinabile alla raffigurazione dei troni di Cimabue.

L'ovale del viso, la diversa grandezza degli occhi, il naso diritto, la piccola bocca, il collo cilindrico mostrano nell'insieme dolcezza e serenità, svelate dal movimento della mano, che nel Bambino, sereno e greve, indica la loro ultima origine.

Prima campata

La Prima Campata della Chiesa Inferiore è situata vicino alla Scala Santa, posta sulla sinistra di chi si mette di fronte alla Chiesa. Nella parete di fondo sono rappresentati gli episodi de "L'offerta del pane", "Il pane avvelenato sottratto dal corvo" e "Cristo benedicente tra angeli, con San Benedetto e Santa Scolastica". Il primo di essi, a sinistra di una finestra, è ambientato in una grotta, dove San Benedetto, seduto, riceve, in un ampio lino, da una donna vestita di rosa, il pane avvelenato, dono del prete Fiorenzo, con grande sconcerto di Mauro e di Placido.

L'autore, che non è Conxolus e neppure il suo primo Collaboratore, ma un artista della sua stessa bottega, segue lo schema di altri episodi dipinti in questa Campata, ma sa bene esprimere lo stupore dei due nel gesto delle mani e nello sguardo pieno di domanda rivolto al Santo. A destra della finestra è raffigurato San Benedetto che comanda ad un corvo di portar via il pane avvelenato. Nella parete a sinistra, sopra l'ingresso della Scala Santa, è affrescato il "Cristo benedicente tra Angeli", che fuoriesce dal rotondo scudo. Quest'opera presenta forti analogie con opere di Cimabue; in un angelo, inoltre, si riconosce il modello del Conxolus e nell'altro un modello bizantino. Nella volta è dipinto Cristo con aureola cruciforme dentro una cornice di rami e di fiori, con Arcangeli che si alternano ai Santi Pietro, Giovanni Evangelista, Paolo e Andrea, considerati "i pilastri del cielo" nella cosmografia di Cosma Indicopleuste, mercante e viaggiatore egiziano del VI secolo.

Nella lunetta della parete dove si apre la porta del Coro, è descritto il "Miracolo del salvataggio di San Placido", che si fa fatica ad attribuire al Conxolus. E' più facile vedervi la mano di un suo Collaboratore, che usa una minore consistenza plastica e un attento studio psicologico, evidente negli stretti occhi a mandorla, negli ovali allungati e nei riflessi che convenzionalmente segnano la direzione della luce. Viene descritto San Mauro, che inconsapevolmente corre sull'acqua del lago, appena San Benedetto gli fa cenno di salvare San Placido, inavvertitamente cadutovi. Anche ne "Il Miracolo del falcetto" è presente la mano del secondo Collaboratore, per la fisionomia dei visi, molto rassomiglianti a quelli dell'episodio del pane avvelenato. La scena è vivace ed espressiva, benché il lago sia rappresentato come una bianca macchia rettangolare, dai bordi ondulati: a sinistra sta il Goto che porge al santo il bastone senza falcetto, a destra San Benedetto immerge nell'acqua il bastone, al quale il falcetto miracolosamente si unisce.

Seconda campata

La Seconda Campata della Chiesa Inferiore si trova allo stesso livello della Prima Campata e ad un livello più basso rispetto alla Terza Campata, poiché segue il digradare della roccia. A sinistra, vicino all'ingresso che porta alla Grotta della Preghiera, vi è un affresco che rappresenta "Cristo benedicente tra Angeli". Nella parete a destra della scala è dipinto "Il funerale di San Benedetto", dove è evidente il rapporto del Conxolus e dei suoi Collaboratori più stretti con altri autori coevi, quali Pietro Cavallini e il primo Giotto. Nella stessa parete sono affrescati i santi "Stefano, Tommaso e Nicola". Nella volta sono dipinti papi, vescovi e monaci santi, San Benedetto, San Gregorio, San Silvestro, San Lorenzo e altri santi dell'Ordine.

Terza campata

Nella Terza Campata della Chiesa Inferiore, a sinistra, si trova una grotta nella quale è allestito permanentemente un presepio. Nella parete a destra sono dipinte le storie di San Benedetto: "Il miracolo del vaglio", "Il viaggio verso la chiesa di Affile" "La vestizione", "Il ritiro in orazione dentro la grotta". Particolare attenzione merita il primo di essi, nel quale colpiscono i volti, opera esclusiva del Conxolus, descritti con forte plasticità. E' evidente nel Santo lo stupore per l'avvenuto miracolo e nella nutrice, che tiene il vaglio, l'incipiente vecchiaia, per le rughe poste intorno agli occhi rotondi.

Nel secondo affresco è messa in risalto la figura di San Benedetto teso verso la chiesa di Affile, chiesa descritta con forte accentuazione plastica dal Conxolus, che non dipinse molti edifici sacri, ma che dimostra di conoscere bene le opere di Giotto dove tali edifici sono presenti. Nell'affresco della "Vestizione di San Benedetto ad opera dell'abate Romano", l'episodio è descritto in un paesaggio sassoso, nel quale si erge la chiesa di Santa Croce, che lega questo al dipinto precedente. I colori, la consistenza dei personaggi, le modalità espressive sono del Magister; la sua mano è evidente nella testa rotonda, negli occhi grandi, nel collo robusto di San Romano.

Nell'ultimo episodio San Benedetto è descritto in preghiera, dentro la grotta immersa in un paesaggio realisticamente rappresentato, del quale sono con accuratezza descritti gli alberi e la campagna circostante. Anche qui il campanile a vela, con campana e corda, stabilisce la connessione agli altri tre dipinti e mette in evidenza la volontà del Conxolus di rappresentare con realismo gli episodi della vita del Santo.

Nella parete a sinistra della scala che porta alla Chiesa Superiore è dipinto il "Papa Innocenzo III", "San Benedetto in cattedra e l'abate Romano" e a destra, nell'absidiola, la "Madonna in trono col Bambino e Angeli", rappresentata a mezzo busto, seduta su un trono con schienale a baldacchino di fattura cosmatesca, con la dicitura: "Magister Conxolus pinxit hoc opus".