Monasteri benedettini di Subiaco

Un nuovo sito targato WordPress

I Benedettini nel Nuovo Mondo

Bernardo Boyle celebra la prima messa solenne in Sud America 1494

Bernardo Boyl ricevette dal Papa il titolo di Vicario Apostolico delle nuove terre scoperte. In questa sua qualità fu lui a presiedere la prima messa solenne celebrata in America. Avvenne il giorno dell’Epifania del 1494, nella città di La Isabela.
Fra Bernardo Boyl era un catalano, che fino al 1479 era stato segretario del re Ferdinando il Cattolico. Probabilmente in quello stesso anno si era fatto eremita a Montserrat. Nel 1481 fu ordinato sacerdote. Nel 1492 era superiore di tutti gli eremiti e confessore dei pellegrini che giungevano a Montserrat. In quel periodo, su richiesta dei monaci del luogo, tradusse in castigliano le «Conferenze» LX e X di Cassiano, che trattano dell’orazione. Nel luglio-agosto del 1492 il re lo inviò in Francia, in missione confidenziale. Là fece conoscenza della riforma operata dai «Minimi» di San Francesco di Paola, e vi si affiliò. Tornato in Spagna come Vicario Generale dei Minimi, ebbe dal re l’incarico, questa volta assai più delicato, di accompagnare Cristoforo Colombo nel suo secondo viaggio nel Nuovo Mondo, assieme ai primi dodici missionari.
Bernardo Boyl fu ossenatore attento e critico delle imprese di Colombo, col quale ebbe parecchie dispute sul come dovessero essere trattato gli indigeni. Infine, i loro contrasti si fecero così forti che, nel dicembre del 1494, Boyl fece ritorno in Spagna. Chiese al re di non essere rimandato in America Allo stesso tempo, essendo stato eletto Abate del monastero di San Michele di Cuxa, che dipendeva da Montserrat, rientrò definitivamente nell’ordine benedettino. Esercitò la carica abbaziale dal 1498 fino alla sua morte, nel 1520. L’abbazia di Montserrat fondò; nel 1580 in Messico e nel 1598 a Lima, due priorati dipendenti, la cui finalità era di raccogliere elemosine per la casa-madre.
Questi priorati non ebbero noviziati e rimasero in loco fino al periodo dell’Indipendenza messicana nel 1826. Benché fossero stati centri di preghiera, di vita liturgica e di diffusione della letteratura monastica, non si possono però considerare tra i fattori reali dell’insediamento benedettino.

Il ruolo della Spagna negli insediamenti in America del Sud 1500

Nel XVI secolo i monasteri benedettini e cistercensi di Spagna, grazie al movimento di riforma monastica del secolo precedente, si trovavano in uno stato di sviluppo e di prosperità spirituale e materiale. Tuttavia non presero parte in maniera significativa alla grande impresa dell’evangelizzazione del Nuovo Mondo.
I re di Spagna, nel loro pur lodevole intento di cristianizzare i territori appena scoperti, sull’altra costa dell’Atlantico, non favorirono che l’insediamento di quegli ordini religiosi direttamente finalizzati all’ evangelizzazione degli Indiani. Si trattava quindi di Francescani, Domenicani, Agostiniani, dell’ordine della Merici e dei Gesuiti.
Ancor più significativa e rivelatrice di tale politica della Corona Spagnola, l’ ordinanza con cui Filippo II, nel 1564, vietava la fondazione di una Certosa in Messico.
Proprio in quell’ anno il Priore della Certosa della Val de Cristo (Segovia, Spagna), Dom Juan Bautista Morròn, accogliendo le richieste avanzate in tal senso dal clero e da una buona parte dei laici messicani, e sostenuto da influenti benefattori, aveva avviato le pratiche per fondare una Certosa nelle vicinanze della Capitale messicana. Il divieto del re si fondava sul fatto che «queste terre hanno maggior bisogno di religiosi mendicanti, per la predicazione e l’amministrazione dei sacramenti, piuttosto che di monaci, i quali non hanno tale carisma; inoltre, se avesse permesso la fondazione alla Certosa, anche tutti gli altri ordini monastici avrebbero tentato la stessa cosa, ciò che non è affatto conveniente».
Nello stesso documento, il re esprimeva anche il timore che gli ordini monastici potessero assorbire le giovani vocazioni locali, creole e meticce, a scapito degli ordini mendicanti e della loro opera evangelizzatrice. Il «non convenit» del re inoltre, era legato anche all’idea che i monaci non si sarebbero presi sufficiente cura degli indigeni. A dispetto di ciò, il primo monaco benedettino delle Americhe, fra Bernardo Boyl, si sarebbe distinto proprio per i suoi intenenti a favore degli indigeni. Il martirologio benedettino menziona Boyl alla data del 17 maggio, con il titolo di «venerabile».

La situazione in Brasile 1566

La riforma di S.Benedetto di Valladolid si era estesa al monastero di Tibaes del Portogallo, e da lì ad altre abbazie. Quindici anni più tardi la casa-madre era in grado di inviare monaci in Brasile.
Alla fine del 1581 giunsero a Bahia i primi benedettini, sotto la guida di P. Antonio Ventura de Laterao. Sollecitato dalle richieste dei coloni di Bahia che inoltre avevano già mandato due postalanti dai nativi il capitolo generale della Gongregazione lusitana aveva incaricato il P. Antonio di «costruire un monastero benedettino nel territorio di Santa Cruz». Gli abitanti di Bahia cedettero ai monaci l’eremo di San Sebastiano e le sue adiacenze: qui, ben presto, fu edificato il monastero, che dal 1584 fu elevato al rango di abbazia. Questa proto-abbazia benedettina nel Nuovo Mondo è giunta fino ai nostri giorni.
L’impulso dato dai monaci portoghesi e le richieste dei coloni brasiliani fecero rapidamente sorgere altri monasteri:Rio de Janeiro 1586; Olinda 1590; Paraiba do Norte, Sao Paulo 1598; Santos 1650; Sorocaba 1660; Jundiaé 1668. Sul finire del XVII secolo, in Brasile esistevano ed erano fiorenti sette abbazie e quattro priorati, riuniti nella «Provincia brasiliana della Congregazione benedettina del Portogallo».

Lucrezia de Vargas fonda in Perù il monastero dedicato alla Santissima Trinità 1580

La presenza cistercense in America Latina ha inizio nel 1580 : in quell’anno infatti, a Lima, in Perù, donna Lucrezia de Vargas, due volte vedova, fondò col suo patrimonio un monastero cistercense dedicato alla Santissima Trinità. Il santo arcivescovo Toribio de Mogrovejo approvò e appoggiò fortemente l’iniziativa e nominò badessa la fondatrice.
Papa Gregorio XIII confermò la fondazione nel 1584 con la bolla aApostolici muneris sollicitudo», dando alla fondazione la veste giuridica di monastero dell’Ordine di Citeaux senza legami giuridici con i monasteri europei. Stando alle cronache, la comunità giunse a contare più di 100 monache, nei secoli X V I I e XVIII. L’isolamento e la mancanza di aiuti dall’esterno condussero nel 1970 alla soppressione di questo vero e proprio «monumento storico» del monachesimo femminile.

Il governo portoghese decreta la chiusura dei noviziati in Brasile 1762

La chiusura dei noviziati decretata dal governo portoghese nel 1762 e mantenuta dopo l’indipendenza e fino alla sua caduta nel 1889 anche dal governo imperiale, si può dire che abbia quasi messo la parola «fine» alla presenza monastica in Brasile. Dopo l’indipendenza del Brasile i monasteri costituiranno, nel 1827, la Congregazione benedettina brasiliana.

L’origine della presenza trappista negli Stati Uniti 1846

La storia delle origini della presenza trappista negli Stati Uniti è narrata in un’opera del P. Raymond O.C.S.O.: «Incenso bruciato».
Il grande protagonista dell’insediamento benedettino nell’America del Nord fu l’Abate D. Bonifacio Wimrner, che nel 1846 con l’aiuto del re Luigi I di Baviera, poté fondare il monastero di Saint-Vincent.
Questo fu elevato al rango di abbazia nel 1855, diventando casa-madre dei monasteri della futura Congregazione cassinese d’ America.
Nel 1852 giunsero nell’America del Nord anche le monache benedettine bavaresi della abbazia di Santa Valpurga di Eichstatt, dalla quale traggono origine le Congregazioni benedettine di suore di vita attiva.
La Congregazione svizzera d’America nacque nel 1854 con la fondazione di Saint Meiorad da parte di monaci che provenivano dall’abbazia svizzera di Einsiedeln.
Nel 1875 i monaci della Pierre-Qui-Vire fondarano un monastero in Oldahoma, per la missione agli Indiani.

Sono presenti 2.765 monaci benedettini 1880

Id est.

La nascita della Confederazione e il tentativo di restaurare la vita monastica in Brasile 1893

Papa Leone XIII riunisce tutte le Congregazioni Benedettine in una Confederazione (non già un «Ordine»), sotto la guida di un Abate Primate (eletto da tutti i Superiori benedettini) con poteri giuridici assai limitati, ma con un’influenza morale assai rilevante. I Presidenti delle Congregazioni (attualmente in numero di 21) hanno un reale potere sui monaci e sulle loro case più limitato di quello dei Superiori locali. Così nell’ordine delle decisioni da prendere, almeno in tutto ciò che concerne da vicino la vita quotidiana dei monaci, i monasteri hanno la precedenza sulle Congregazioni e queste ultime sulla Confederazione.
L’ultimo Abate Generale, D.Domingo de la Transfiguracao Machado, ricorse al papa Leone XIII, nel tentativo di porre rimedio alla debolezza dei monasteri. Il Papa si rivolse alla Congregazione di Beuron che, a sua volta, ricorse al monaco belga Dom Gerard van Caloen, affidandogli la difficile missione di restaurare la vita monastica in Brasile. Nel 1895 Dom Gerard ed i suoi collaboratori sbarcavano ad Olinda, dandosi immediatamente da fare a questo scopo.
Durante l’intero periodo coloniale ci sono stati complessivamente 15 vescovi benedettini e 6 cistercensi, per l’ America spagnola, e almeno 10 tra benedettini e cistercensi, per il Brasile.

La prima abbazia benedettina in America del Sud 1899

E’ soltanto nell’ultimo anno del XIX secolo che viene a concretizzarsi la fondazione di quella che poi sarebbe stata la prima abbazia benedettina dell’America ispanica: quella del «Nino Dios» in Argentina. I monaci fondatori provenivano dall’abbazia francese di Belloc. Questa fondazione si è rapidamente sviluppata grazie alla sua attività di «Collegio per bambini/oblati», attività che ha proseguito fino al Vaticano II. Nell’anno giubilare 1929 è stata elevata al rango di abbazia.

Le Benedettine in Sud America 1907

Tutte le monache, tanto quelle in Brasile come quelle nel Cono Sud, sono venute da un’unica, feconda, «alma mater»: l’abbazia inglese di Stanbrook, a sua volta risultato di un lungo ed eroico processo storico.
Nel 1907 le prime postulanti brasiliane vengono inviate, per il loro noviziato, all’abbazia inglese; faranno ritorno in Brasile nel 1911 assieme alle fondatrici e stabiliranno il monastero di Santa Maria, nella città di San Paolo. Dopo San Paolo le monache gradualmente dissemineranno tutto il Brasile di numerosi monasteri.
Da questa comunità usciranno, nel 1965, quella di Maria Madre della Chiesa, a El Pinar in Uruguay, e poi in Argentina nel 1977; quella di Nostra Signora della Fedeltà, a San Luis; nel 1978 Nostra Signora della Speranza, a Rafaela; nel 1979 Gaudium Mariae, a Cordoba. A loro volta le benedettine dell’Uruguay, nel 1988 fonderanno Santa Maria di Quillota, in Cile e nel 1989 quelle di Cordoba fonderanno in Paranà.
Le monache benedettine di Mendoza de Rengo, stabilitesi in Cile nel 1938, provengono da una casa-madre non meno presti-giosa di Stanbrook: San Pelayo di Oviedo (Spagna), che conta più di mille anni di storia. Le benedettine dell’Epifania, provenienti dall’Argentina, si ispirano per il loro genere di vita alle oblate. Monastero di Koubri, Burkina Faso.

La Chiesa Statunitense viene riconosciuta come realtà ecclesiale indipendente 1908

Per tutto il XX secolo la civiltà occidentale è stata testimone di cambiamenti geopolitici di potere e d’influenza altrettanto drammatici di quelli che San Benedetto si è trovato davanti, quindici secoli fa. Tuttavia è nel continente nordamericano e non già nell’Europa Occidentale, che tali cambienti politici, economici e culturali hanno raggiunto un loro equilibrio.
Il risultato di un tale spostamento d’influenza si è allo stesso tempo ripercosso sulla Chiesa. Nel 1908 la Chiesa statunitense ha perso ufficialmente il suo status di «Paese di missione», sotto la responsabilità della Congregazione di Propaganda Fide, a Roma, ed è stata riconosciuta come realtà ecclesiale indipendente con pieni diritti.
Questa Chiesa cattolica americana aveva già iniziato uno sviluppo notevole nel XIX secolo, con l’arrivo di un considerevole numero di immigrati europei. Le prime comunità monastiche fondate negli U.S.A. da case-madri europee sorsero per l’appunto in risposta sopratutto alle necessità di carattere sacramentale e pastorale di questi emigrati. I benedettini, seguendo le tracce dei loro predecessori missionari, giunsero in America dalla Germania e dalla Svizzera, dall’Inghilterra e dalla Francia.
Oggi la fruttuosa fatica delle prime generazioni è ancora leggibile nel panorama americano, ricco di una grande varietà di istituzioni benedettine. Le scuole per i figli degli emigranti hanno avuto inizio tra mille difficoltà; oggi annoverano perfino università e seminari, così pure collegi per le scuole superiori e licci per i più poveri e le minoranze linguistiche.
Le piccole cappelle spoglie, luogo di preghiera per le sole comunità, sono diventate chiese abbaziali ben note per la loro architettura e la qualità della liturgia che vi si celebra. Le fattorie ed i mulini, le fabbriche, che sorgevano in aperta campagna alla fine del secolo XX, hanno lasciato il posto ad industrie computerizzate capaci di produrre di tutto, dal formaggio alle marmellate e ai biglietti augurali ed i paramenti liturgici. Monastero di Cristo nel Deserto, Nuovo Messico, U.S.A.

I benedettini spagnoli si affacciano nel nuovo mondo 1915

Quelli di Santo Domingo di Silos fondarono nel 1915 a Buenos Aires e, quasi contemporaneamente, in Messico. Quelli dell’abbazia galiziana di Samos sono andati in Cile dove hanno fondato Las Nieves, presso Santiago, nel 1915 e San Benito del Mar nel 1920. Grandi promotori sono stati: in Messico P. Carlos Azcàrate; a Buenos Aires suo fratello, P. Andrès Azcàrate, primo abate dal 1950, e a Vina del Mar P. Bernardo Franco.
Le fondazioni spagnole si sono fatte apprezzare per il loro apostolato liturgico ed il lavoro nelle parrocchie. Tanto in Argentina quanto in Cile, in seguito si è optato per un trasferimento della comunità ed un cambiamento anche nello stile di vita: l’abbazia di San Benedetto di Buenos Aires nel 1973 si è trasferita nella zona di Lujàn; Il monastero di Vina del Mar ha abbandonato l’attività parrocchiale e si è trasferito nella campagna di Lliu-Lliu.
Dal 1982 Lliu-Lliu è priorato dipendente del Nino Dios.
I due monasteri, l’argentino come il cileno, dopo questi trasferimenti hanno adottato un regime di vita più strettamente claustrale.

Le cistercensi tedesche in Brasile 1936

Nel 1936 le cistercensi tedesche si stabilirono a Santa Cruz de Itaporanga ( Brasile ). Oggi nel Paese vi sono otto monasteri della Comune Osservanza, di provenienza tedesca o austriaca.Dom Edmondo Futterer, abate dell’abbazia di Spencer, U.S.A., rende possibile l’espansione del suo Ordine in America Latina.

La Fondazione di Las Condes, Cile 1938

Nel 1938, sotto gli auspici dell’abbazia di Solesmes, si da vita ad una fondazione in Cile, a Las Condes, da parte di monaci francesi che provengono da Quarr (Inghilterra). Questa iniziativa trova facilitazione nel fatto che, nella comunità di Quarr, fossero presenti due monaci cileni, P. Pedro Subercaseaux e P. Eduardo Lagos. Monastero di Osma, Colombia.
Ma, a causa delle difficoltà sorte con la seconda guerra mondiale, la fondazione non ha potuto ricevere gli aiuti necessari dalla Francia e dall’Inghilterra, cosa che porterà nel 1948 alla sua chiusura e, successivamente alla ripresa da parte di una nuova comunità fondatrice, proveniente dall’arciabbazia di Beuron.
Nel 1966 la fondazione di Las Condes diventa priorato conventuale e nel 1980 abbazia: P. Eduardo Lagos ne diventa il primo abate.

L’abbazia svizzera di Einsiedel si rivolge all’America Latina 1948

La plurisecolare abbazia di Einsiedeln (Svizzera), che nel XIX secolo aveva già fondato tre monasteri negli U.S.A. (Saint-Meiarad, New Subiaco e Richardton) nel XX rivolge la sua attenzione all’America Latina.
Nel 1948 fonda il monastero di Santa Maria de Los Toldos in Argentina e, nel 1986, dà un apporto decisivo alla fondazione di Tupazy Maria, in Paraguay, fondazione di Los Toldos. La vitalità dei monasteri del Cono Sud rende possibile la fondazione di monasteri autoctoni e che non hanno necessità di ricevere aiuti dall’Europa o dal Nordamerica: l’abbazia del Nino Dios (Bambino Gesù) nel 1956 diventa casamadre del monastero di Cristo Re a El Siambòn, nella provinzia argentina di Tucumán e, nel 1976, del monastero di Pasqua in Uruguay.
Il monastero di Cristo Re diventa abbazia nel 1977; l’anno prima, 1976, aveva a sua volta fondato il priorato di Nostra Signora della Pace nella provincia argentina di Cordoba
Il Concilio Vaticano II suscita un dinamismo spirituale che rende possibile l’avvicinamento e la successiva integrazione con monasteri di origini diverse e che prima, e per molto tempo, avevano vissuto piuttosto una certa rarefazione di rapporti reciproci. Già durante lo svolgimento del Concilio i monaci di Los Toldos in Argen-tina e quelli di Las Condes in Cile, avevano programmato corsi coordinati di filosofia e teologia per i loro giovani in formazione.

I nuovi monasteri in Argentina e Cile 1958

Nel 1958 Spencer dà vita al monastero di Azul, in Argentina, e nel 1960 a quello della Dehesa, in Cile trasferito poi, nel 1986, a Miraflores, diocesi di Rancagua.

La prima riunione benedettina dell’America del Sud 1966

Nel 1966 si è tenuta la prima riunione dei Superiori e dei delegati di tutti i monasteri benedettini e cistercensi del Cono Sud. Durante questo primo incontro è stata costituita la Conferenza delle Comunità monastiche in seguito identificata dalla sigla SURCO. Sotto la supervisione di questo organismo viene pubblicata la rivista «Cuadernos Monàsticos (Quaderni monastici), strumento principe di studio, formazione e scambio per i monasteri dell’America Ispanica. Nell’incontro del 1967, svoltosi al monastero di Cristo Re a Tucumán, si è anche dato il via alle procedure per costituire una Congregazione, che potesse integrare i monasteri benedettini di Argentina, Cile, Uruguay e Paraguay (tutti Paesi che rientrano nella zona geografica identificata come «Cono Sud»).

Il monastero di Las Nieves, Puente Alto in Cile, nel 1970 introduce la clausura 1970

Id est.

La nascita della Congregazione del Cono Sud 1970

Con l’apporto decisivo del P. Abate Primate Dom. Rambert Weakland, si è potuto dar corpo ad una «precongregazione» nel 1970, realtà che, nel 1976, con l’approvazione della Santa Sede diventerà la Congregazione del Cono Sud, ventunesima della Confederazione benedettina. Allo stato attale, essa incorpora nove monasteri maschili e nove femminili. Il SURCO, organismo più esteso, comprende oltre ad esse, anche quattro comunità trappiste, due di monaci e due di monache.

Il monastero messicano Encuentro 1971

Dall’abbazia di Ubexy (Francia ) provengono nel 1971 le fondatrici del monastero di E1 Encuentro, in Messico.

Le Benedettine di Vitorchiano giungono in Sud America 1973

Dall’abbazia di Vitorchiano (Italia) giungono le fondatrici di ben tre monasteri: Hinojo (Argentina) nel 1973; Quilvo (Cile) nel 1981; Humocaro (Venezuela) nel 1989.

I nuovi insediamenti cistercensi in Sud America 1977

Il ramo maschile trappista si mobilita per la fondazione di Nostra Signora del Nuovo Mondo, in Brasile, nel 1977, con monaci nordamericani; del monastero della Vergine di Curutaràn, Jacona ( Messico ) nel 1980, con monaci spagnoli; come pure della più recente fondazione nell’isola di Santo Domingo nel 1988 e in Venezuela nel 1991.
Nello stesso anno 1991, infine, monache trappiste spagnole da Tulebras arrivano in Ecuador, per fondare nella diocesi di Esmeraldas.

I monasteri dei Caraibi e delle Ande 1978

I monasteri di questa regione sono consociati nell’ ABECA (Associazione Benedettina dei Caraibi e delle Ande) fin dal 1978.
Questa sigla comprende anche i monasteri trappisti. La maggior parte di quete comunità è stata fondata dopo la seconda guerra mondiale, eccezion fatta per la fondazione più antica: San José de Avila a Caracas, in Venezuela, fondata nel 1923 dall’arciabbazia di St. Ottilien (Austria).
Nel 1990 la comunità si è trasferita a Carabobo (Venezuela). Oltre che in Venezuela, troviamo monasteri in: Martinica, Belize, Colombia, Salvador, Guatemala, Messico, Perù, Portorico, Trinidad, Haiti, Ecuador, Giamaica, Bahamas, Santo Domingo.
Numerose sono le fondazioni di origine statunitense, caratterizzate come le rispettive case-madri da un’attività con una forte sottolineatura pastorale.

Sono presenti 9.096 monaci benedettini 1990

Id est.

I Benedettini nordamericani oggi 2015

I benedettini nordamericani, ben conosciuti come costruttori di robusti edifici campagnoli, attualmente sono distribuiti su tutto l’intero territorio nazionale, in pieno centro cittadino come nei sobborghi di periferia o nelle campagne isolate. Quello che una volta era in gran parte solo una cintura di monasteri di lingua tedesca si è trasformato in un misto cosmopolita di diverse Congregazioni monastiche, riflesso di quella variegata diversità etnica e culturale esemplare dell’America del Nord.
La presenza dei monaci per molto tempo è stata un valido aiuto nelle parrocchie; ha costituito una fonte di miglioramento delle tecniche agricole e di sviluppo del lavoro; adesso i monaci si dedicano alla direzione di un certo numero di attività apostoliche, con l’uso di tecnologie avanzate. Nonostante tutto, I’identità benedettina è sopravvissuta a tutta la serie dei cambiamenti attraversati dall’esperienza culturale americana.
Si può perfino dire che, adesso, il benedettino sa molto meglio ciò che vuole e ha acquisito una maturità spirituale che mancava ai suoi predecessori. I monasteri benedettini non hanno più la funzione di ‘difensori’ degli immigrati cattolici contro l’accerchiamento protestante. Al contrario, giocano un ruolo di primo piano in campo ecumenico e questo permette loro un dialogo e l’approfondimento della fede, muovendosi all’interno della cultura religiosa pluralista, tipicamente americana.
Il carisma monastico, per quanto riguarda l’uso delle risorse della terra, ha favorito lo sviluppo di una mentalità ecologica. Questo risulta molto evidente, all’interno della mentalità consumistica propria della società nordamericana: i monasteri sono orgogliosi dei loro programmi di riciclaggio e di conservazione dei beni del suolo, delle risorse naturali e di tutto ciò che concerne la difesa dell’ambiente.

La Liturgia 2015

La liturgia continua ad occupare un posto importante nelle comunità benedettine. I benedettini americani non si ispirano più all’Europa, come alla fonte della loro liturgia: ora possono vantare monaci compositori, che creano con stile personale quanto serve sia per la Messa che per l’Ufficio divino; pubblicano raccolte di canti e messali che hanno larga diffusione. In misura sempre crescente nell’America del Nord la Messa conventuale e la liturgia delle Ore vedono la pertecipazione di laici.
Le abbazie sono diventate centri di ritiri spirituali, luoghi d’incontro che arricchiscono le persone, venute per partecipare alla vita dei monaci, nell’ascolto di Dio, nel silenzio e nella solitudine. Questo si verifica particolarmente presso le piccole comunità, sorte negli ultimi 50 anni. I monaci stessi, in seguito al rinnovamento della vita religiosa operato dal Concilio Vaticano II, sono in grado di apprezzare meglio il valore di pratiche monastiche tradizionali quali la lectio divina.
Il desiderio della ricerca di Dio all’interno di un quadro comunitario di preghiera e di lavoro ha fatto sì che Superiori e Maestri dei novizi si siano sforzati di migliorare l’equilibrio tra queste due fondamentali osservanze benedettine. Allo stesso tempo si sono tenuti nuovi cicli di corsi per la formazione permanente, per chi è già diventato monaco, per riappropriarsi della disciplina e della pratica della preghiera monastica, tanto individuale che comunitaria.
E, in realtà, le comunità benedettine del Nord America mettono un accento nuovo sulla necessità di creare un’atmosfera più autentica e più profonda di preghiera fra tutti quelli che entrano a far parte della comunità stessa. In un certo modo è questa la reazione di risposta alle numerose vocazioni che si sono affacciate alla vita monastica in America, in questi ultimi anni. Si tratta, per lo più, di persone tra i 30 ed i 40 anni, che prima del loro ingresso in monastero, esercitavano un ministero attivo nella Chiesa.
Entrano in un monastero benedettino perché avvertono impellente la necessità di rinvigorire la propria prassi di preghiera comunitaria e lo studio-meditazione della Bibbia, secondo la modalità con cui queste sono vissute in monastero. Essi trovano che l’insistenza benedettina sulla dimensione comunitaria e la preghiera in comune sono gli elementi propri di un carisma che li distingue da altri Ordini religiosi, ad esempio dai Gesuiti e dai Domenicani.

L’opera di apostolato dei Benedettini nordamericani 2015

I benedettini nordamericani svolgono ancora opera di apostolato tra i giovani, ma il bisogno urgente di offrire risorse manteriali e umane in modo competente li ha portati ad operare un cambiamento: gli educatori benedettini chiedono sempre di più ai collaboratori laici un coinvolgimento maggiore nella direzione delle scuole.
Questa tendenza a favorire la partecipazione dei laici al lavoro specifico dei monaci si evidenzia anche nel moltiplicarsi di cicli di formazione per oblati laici e simpatizzanti.
Tali iniziative suscitano tra i laici un interesse più diretto e coinvoltente nei compiti specifici, sia spirituali che materiali, della comunità monastica ed allarga la partecipazione dei valori benedettini ad una fascia più ampia di persone. I bisogni attuali della Chiesa cattolica americana sono estremamente diversi da quelli dei tempi in cui i monaci europei venivano per aiutare gli immigrati.
La necessità di ampliare il raggio di azione degli Istituti e l’arrivo in gran numero di nuovi membri, hanno contribuito alla sua evoluzione.
La Chiesa dei nostri giorni, che ha raggiunto livelli formativi e culturali talora molto elevati, nutre il desiderio di attingere ai valori sempre attuali della tradizione benedettina, quali la stabilità di luogo e di meta ideale; il rispetto per ogni creatura; la stima rinnovata per il ruolo essenziale di una vita scandita dalla preghiera e dal lavoro.

La nuova generazione dei Benedettini nordamericani 2015

Una nuova generazione di benedettini, che ben esprime la grande diversità del continente americano, ha sottolineato l’importanza del carattere sacro del lavoro umano ed il gusto per una preghiera prettamente monastica.
Quest’ultima, che scaturisce dalla solitudine e dal silenzio, è considerata il più importante strumento per controbilanciare una cultura ingolfata nei media e nel consumismo.
Lo stile della vita monastica, che accompagna la preghiera, privilegia piuttosto il distacco, più che l’attaccamento; una spiritualità della povertà volontaria ed il valore ed il senso del sacro, più che un arricchimento personale e sulla realtà profana.
Se la caratteristica attuale dei benedettini nordamericani si manterrà tale costantemente, senz’ altro sarà costantemente assicurata anche la tenuta e la qualità della loro testimonianza monastica, anche per il futuro.

Nel mondo sono presenti 8.400 monaci benedettini e 16.500 suore benedettine 2015

Id est.