Monasteri benedettini di Subiaco

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Il Monachesimo secondo san Benedetto

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San Benedetto organizza la vita monastica intorno a tre grandi assi portanti, che permettono di fare fronte ad ogni genere di tentazione e di garantire l’equilibrio di una vocazione esigente: preghiera comune, preghiera e lectio personali, lavoro. È quindi attorno a questi tre assi che va organizzata la vita del benedettino di Europa, oggi. Bisogna però, allo stesso tempo, constatare che molto spesso il lavoro assume un posto sempre più preponderante assieme ad una certa qual «ossessione da rendimento».

È vero che San Benedetto stesso ha detto che «allora sono veri monaci, quando vivono col lavoro delle loro mani» (RB 48, 8), però chiede anche espressamente che «all’Opera di Dio non si anteponga nulla» (RB 43, 3), ed insiste perché i monaci osservino fedelmente l’orario previsto per il tempo della lectio e della meditazione (RB 48, 17-20). Si tratta perciò di trovare un tempo per ogni cosa, in un’atmosfera di pace e di fraterna distensione; a proposito di quelli che svolgono compiti impegnativi in monstero, San Benedetto ricorda molte volte che «nella casa di Dio nessuno si turbi o si rattristi», (RB 31, 19).

Se uno dei tre momenti-cardine prende il sopravvento sugli altri, il monachesimo cessa di essere benedettino: i monaci di San Benedetto non sono né dei contemplativi dediti unicamente all’orazione, né dei liturgisti che sacrificano tutto all’Ufficio, né degli imprenditori di qualsivoglia genere di lavoro, come pub talora essere accaduto, qua e là, in qualche epoca storica. Discrezione ed equilibrio alla base dei tre cardini della Regola devono essere le parole chiave della vita monastica benedettina. Abbazia di Pannonbalma, Ungheria. San Benedetto, Patriarca dei monaci.

San Benedetto però richiama anche altre forme di attività connesse alla vita del monastero e che esistono da sempre: accoglienza, educazione dei fanciulli, il coltivare l’arte e il lavoro intellettuale. I rischi, a questo riguardo, non sono mai mancati e non mancano mai abbastanza di evidenziare l’uno o l’altro dei vari aspetti. Il monastero non è in primo luogo una casa di accoglienza, non ha per fine di far vivere una scuola, un collegio o un’università; non è un conservatorio e neppure un’accademia, ma può benissimo avere l’una o l’altra di queste dimensioni, purché sia rispettata l’essenza della Regola di san Benedetto.

Talvolta ci si meraviglia grandemente per la differenza che può sussistere tra un Paese a l’altro dell’Europa, nel modo di vivere il monachesimo benedettino. Di fatto le storie, le tradizioni, le circostanze sono diverse, ma in questa meravigliosa diversità i benedettini si riconoscono come fratelli a partire dalla fonte unica e veramente comune per tutti: il cuore della Regola dei monaci. Il monachesimo europeo, del resto, ha trasportato le sue caratteristiche attraverso tutti i continenti con degli sviluppi spesso non previsti, ma non per questo è diventato meno benedettino.